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INTERVISTA A MICHAEL LOWE
Intervista a Michael Lowe, 19 aprile
2002-05-02
L'intervista è stata pubblicata sul n.110, luglio 2002 della
rivista "Il Fronimo" che gentilmente, nella persona di
Lena Kokkaliari, mi concede la divulgazione.
NDR: I link alle foto si aprono in una nuova finestra
Nell'ambiente liutistico è conosciuto come il più
bravo o, per lo meno, come il liutaio dalla lista d'attesa più
lunga; i pochi liutisti italiani che possiedono un suo strumento
testimoniano di almeno dieci anni di paziente attesa.
Era l'agosto del 1977 e durante il mio primo pranzo nel collegio
di Cheltenham dove si svolgeva il corso estivo della Lute Society,
chiesi al mio dirimpettaio, un ragazzone dal ciuffo nero e la barba,
se conosceva per caso Lowe: era già mito e pensavo che trovarlo
sarebbe stata un'impresa. Sono io! mi rispose; allora ti ordino
subito un liuto! e scrissi su un tovagliolo di carta i miei dati
per inserirmi istantaneamente nella sua lista. Tanto tempismo non
servì a nulla: il liuto mi venne consegnato nel'87; ne ordinai
un altro nell'81 e mi fu consegnato nel '91. Un terzo strumento
fu richiesto nell'87 e mi è stato consegnato il giorno di
questa intervista, il 19 aprile 2002. Sono giustificabili quindici
anni d'attesa sia da parte di un liutaio sia da parte del cliente?
Posso parlare dal mio punto di vista: bisogna semplicemente non
aver bisogno dello strumento e dimenticarsi della lista. Lui ad
un certo momento, dopo almeno dieci anni, si fa vivo e dice di essere
pronto in sei mesi; chiede quale strumento si desidera e poi scompare
per altri due o tre anni. Ad un certo momento si rifà vivo,
chiede giustamente una caparra e da qual momento si può pensare
di entrare in possesso dello strumento nel giro di sei mesi o un
anno al massimo.
Certo, in quindici anni può succedere tutto, morire o cambiare
lavoro; ma se si è continuato a suonare il liuto ci si accorge
che uno di Lowe è qualcosa di speciale: perché suona
benissimo, perché è rifinito con una precisione infinita,
perché è un'opera unica in cui vi saranno dettagli
che lo renderanno inconfondibile rispetto a qualunque altro liuto,
anche agli altri di Lowe stesso. Ogni volta, infatti, lui ripensa
lo strumento da costruire e come dice lui stesso.. "la costruzione
di strumenti si rallenta via via che ho maggiore esperienza.. più
hai esperienza, più sei esigente sul tuo livello.. "Bisogna
accettarlo così com'è e non aver bisogno dei suoi
capolavori ma essere grati al destino che nel corso di un'esistenza
siamo diventati custodi di uno straordinario manufatto, sintesi
di tecnica e di cultura.
Quando
raramente vuole comunicare con un cliente, scrive delle lettere
altrettanto speciali quanto lo sono i suoi strumenti: sono
vergate a penna d'oca in calligrafia cinquecentesca, con una
precisione e un controllo da sembrare stampate. Da chi non lo ha
mai conosciuto mi è stato chiesto molte volte quanti anni
ha e come si presenti; lo s'immagina vecchissimo e pieno di saggezza.
Nel paesino di Wootton-by-Woodstock, di sole seicento anime e a
dieci chilometri da Oxford, chi
mi riceve è lo stesso vitale ragazzone di allora, dal
gran ciuffo nero appena brizzolato che, con l'aria scanzonata da
eterno studente e un forte senso di british humor, dimostra molto
meno dei suoi cinquant'anni passati. Parla un perfetto e coltissimo
Queen's english e con un soffuso understatement mi espone
la sua filosofia di vita e i suoi interessi; dalle parole traspare
però molta energia e una sfrenata passione. Quanta musica
nei suoi interessi! Suona la viola da gamba in un complesso barocco,
è cembalista e organista, pratica il liuto. Questo suo lato
artistico mi conferma una teoria che ho visto applicata molte volte:
vi sono liutai musicisti e non musicisti; i liutai non musicisti
possono essere bravi e non bravi; i liutai musicisti che conosco
sono tutti molto, ma molto bravi.
GF.:
A parte i pochi liutisti che posseggono un tuo strumento, in Italia
nessuno ti conosce di persona; al massimo ti si conosce per la bellezza
dei tuoi rari strumenti e la lunghezza della lista d'attesa..
ML: Bene, la storia è incominciata quando volevo studiare
musica sul liuto. Avevo iniziato a studiare un po' di chitarra da
autodidatta ma presto ho cercato di suonare la musica sul giusto
strumento; ero attirato dalla musica per liuto e quindi dal liuto
come strumento.
Se non sbaglio, ho iniziato ad interessarmi alla musica verso il
'63/'64; quando ero ancora a scuola ho cominciato a fare il mio
primo strumento nel tempo libero dopo la scuola.
(Mi mostra una fotografia che lo ritrae in compagnia della Regina
Elisabetta che lo interroga sorridendo) Ecco questa foto è
stata scattata a scuola dove costruivo il mio primo liuto: la Regina
visitò la scuola che celebrava il suo quattrocento
cinquantesimo anniversario dalla fondazione; era il '65 quando ho
completato il primo strumento: poi ne ho fatto un altro per dei
compagni d'università. Mi sono laureato in archeologia, ma
la liuteria era sempre una forma di hobby. Nel '72 ho frequentato
in corso di liuto in Olanda e lì ho portato il mio secondo
strumento: ho incontrato Jacob van De Geest. Dombois mi ha presentato
come il liutaio archeologo e lui ha esclamato Impossibile! Ho passato
un po' di tempo nel suo laboratorio durante l'estate, circa tre
settimane. Abbastanza tanto tempo. L'anno successivo ho seguito
un altro corso nello stesso posto e ho portato un liuto fatto per
un altro compagno d'università; da questo corso sono ritornato
con nove ordinazioni di liuti. Non avevo ancora l'intenzione di
fare il lavoro di liutaio: ho accettato gli ordini ma poi ho dovuto
prendere in considerazione l'idea di abbandonare l'archeologia e
le ricerche che stavo sviluppando. Comunque, ho dovuto decidermi
di farli, quei nove ordini, e tutto è cominciato da lì.
GF.: Quando hai incontrato Diana Poulton e i suoi allievi?
ML.: E' successo al primo corso della Lute Society, probabilmente
nel '68, nel Sussex. Ho incontrato ben poche persone coinvolte con
il liuto storico. Solo successivamente, verso la metà degli
anni '70 ho incontrato Lindberg che faceva lezione con Diana. Jacob
Lindberg, Nigel North e Chris Wilson avevano cominciato a studiare
il liuto seriamente; la metà degli anni '70 è stato
un periodo piuttosto importante.
GF.: Nel '77 quando ti ho incontrato la prima volta avevi già
una lista d'attesa di dieci anni. Oggi ne sto ritirando uno dopo
quindici anni. Come mai?
ML.: Certo, è una lista d'attesa terribile. Come ti avevo
descritto, ho iniziato proprio con una lista d'attesa di nove ordini:
in quel tempo fare liuto era per me un hobby e mi ci volle un bel
po' solo per fare quelli. Via via che costruivo quei nove ricevevo
altri ordini, particolarmente dall'Olanda. All'inizio pochi erano
i suonatori inglesi ad essere attirati dall'idea di suonare su strumenti
"leggeri" che si contrapponevano a quelli "pesanti";
non erano quindi interessati a quello che facevo io. Nel '75 feci
un liuto per Chris Wilson e fui sorpreso dalla sua ordinazione perché,
fino allora, lui aveva suonato strumenti più "pesanti";
col mio lui si tagliò le unghie. In definitiva, quello fu
un grande periodo di transizione.
GF.: Ma a quel tempo c'era già Ian Harwood in attività
che costruiva strumenti storici
ML.: Sì, Ian costruiva strumenti storici: aveva studiato
con Diana Poulton che era stata allieva di Arnold Dolmetsch i cui
strumenti erano assai prossimi a quelli storici. Così Ian
costruiva strumenti leggeri. In quel periodo, qui in Inghilterra,
c'era una vera divisione tra coloro che suonavano strumenti leggeri
e coloro che, seguaci di Julian Bream, suonavano su strumenti piuttosto
pesanti fatti da Rubio o da Goff. Il disco di Bream su Dowland fu
eseguito con uno strumento pesante.
GF.: Ma nel'77 al mio primo corso a Cheltenham suonavano tutti su
strumenti leggeri e tutti i liutai che ho conosciuto e visitato,
almeno una dozzina, costruivano strumenti storici.
ML.: Quelli che suonavano strumenti pesanti non venivano ai corsi
della Lute Society. Harwood fu una delle persone di maggior aiuto
per me quando costruivo i primi strumenti. Entrai in contatto con
lui per lettera (scrivevo a tutti quelli che avrebbero potuto aiutarmi)
e gli chiesi di poterlo visitare e gli comprai anche del legno;
insomma lui fu una persona veramente importante per cominciare.
Io feci strumenti leggeri fin dall'inizio.
GF.: Il liutista chiede spesso al liutaio di farli una copia di
un certo strumento. Cos'è per te una copia?
ML.: Bene, tanto per cominciare dovrei affermare che non faccio
mai copie. Ma torniamo indietro negli anni '70: una delle cose importanti
che succedevano era che Sephen Murphy e Stephen Gottlieb andavano
in giro per musei a misurare e fotografare strumenti originali.
Loro furono molto generosi e prodighi d'informazioni. Prima non
si poteva fare una cosa simile perché mancavano le ricerche;
ma questo ci permise di costruire i nostri strumenti in modo molto
simile a quelli storici. D'altro canto i suonatori hanno potuto
sviluppare una tecnica appropriata: non puoi usare una tecnica storica
su uno strumento non storico. Io penso che il lavoro sia indirizzato
storicamente; uso invece il termine copia in modo estremamente preciso
e vuol dire riprodurre esattamente un certo strumento originale.
Ma per fare una copia in senso stretto uno ha bisogno di una quantità
d'informazioni enorme; raramente ho avuto questa quantità
d'informazioni su uno strumento. Forse c'è uno strumento,
anzi due, che poteri copiare: un Martin Hoffman, che era stato pensato
come undici ordini e trasformato in tredici; questo è a pezzi
e si può misurare. L'altro è il Frei del Museo di
Warwick che conosco anche internamente e di cui ho fatto una buona
rilevazione. Insomma potrei offrire una copia solo di questi due
strumenti; ho abbastanza informazioni per fare un ragionevole tentativo.
Quello che ragionevolmente posso dire è di poter tentare
di costruire strumenti nello stile di un particolare periodo: così
se devo fare un 7 ordini studio stampe, fotografie e quadri, raccolgo
più informazioni che posso e poi costruisco uno strumento
che spero possa rappresentare un certo modo di costruire, che so,
un Wendelio Venere o qualcosa d'altro, usando i dettagli e le informazioni
che ho ammassato su quello specifico strumento. Ma non lo chiamo
certo fare una copia. Se devo costruire un 13 ordini guardo moltissimi
13 ordini; è un tipo di strumento che da molti problemi.
E' questo un periodo in cui il liuto, sebbene importante, non aveva
una posizione centrale nella musica come nei tempi precedenti. Intanto
ci sono tantissimi modelli che funzionano in modo diverso, poiché
era di moda modificare ed evolvere strumenti di periodi precedenti;
i suonatori si adattavano a strumenti completamente diversi diventati
a 11 o 13 ordini. Quindi ci sono ampie possibilità di stili
e dettagli costruttivi. Poi non conosciamo esattamente quello che
i suonatori realizzavano su tutti questi strumenti così come
è difficile dire se un certo strumento aveva una sua funzione
specifica.
GF.: Facciamo un esempio concreto. Io ti avevo ordinato la "copia"
di un liuto originale di Schelle che avevo provato nel '91 al convegno
su Weiss; l'originale è stato osservato e misurato da te.
Quali sono le analogie e differenze tra lo strumento che abbiamo
qui davanti e l'originale?
ML.: E' un 13 ordini a doppio capotasto. Direi che non è
per nulla una copia, ma ha una quantità di dettagli stilistici
presi dal Sebastian Schelle originale e da altri strumenti dell'epoca.
Per
esempio il profilo del
corpo è preso dall'originale, ma il vero Schelle è
costruito in palissandro mentre questo è in acero occhiolinato.
Sul piano armonico la rosa
non è quella dell'originale ma è presa da un altro
Schelle. La lunghezza vibrante della corda è stata ridotta
da cm.73, 5 a cm. 72. Ho usato il modello d'incatenatura dell'originale
e lo spessore del piano non è copiato ma assai vicino a quello
dell'originale. Il disegno della paletta non è per nulla
di Schelle ma è una mia versione modificata di un Hoffmann.
Quando ho costruito per la prima volta questo tipo di liuto mi sono
basato sul Martin Hoffmann di Norimberga ma ho avuto dei problemi
di torsione e piegamento della tratta e della paletta. Le modifiche
attuali lo hanno irrobustito grazie ad uno spessore maggiore del
legno.
Nell'originale di Schelle la parte posteriore della paletta è
intarsiata; il mio intaglio decorativo invece è adattato
dal liuto di Christian Hoffmann di Lipsia. Si tratta di un'elaborazione
perché il profilo dello strumento è diverso da questo
ma ho adattato lo stile con un mio disegno personale che spererei
sia nello stile di uno strumento tedesco dell'inizio del secolo
XVIII: cioè quello che chiamiamo un "barocco" tedesco.
Vado anche più in là col discorso, con il problema
relativo alla dimensione del liuto: molte delle persone che suonano
il ad esempio il liuto rinascimentale, amano essere intonati ad
un Sol con uno strumento di circa 60 cm..Storicamente ce ne sono
alcuni di 59 cm. Uno degli strumenti che costruisco più spesso
è di 64 cm.,basato su un Wendelio Venere; esso dovrebbe essere
intonato a Fa diesis moderno. Certo che questa non è veramente
una dimensione storica: sì, ci sono un paio di strumenti
di questa dimensione, ma questa è quella che va bene soprattutto
ai suonatori moderni.
Le dimensioni più comuni degli strumenti storici rinascimentali
sono in realtà sui 66/67 cm.: ce ne sono molti sopravvissuti
nei musei e nelle fonti iconografiche. E ciò significa un
tono sotto rispetto ad uno strumento di 59 centimetri. Insomma il
fatto è che oggi non si suona su strumenti di dimensioni
storiche; è un problema che i suonatori di oggi devono esser
coscienti di affrontare. Oggigiorno molti suonatori, se accettano
13 ordini barocchi di dimensioni normali, vogliono però delle
tiorbe o chitarroni italiani di piccole dimensioni; si producono
strumenti bizzarri che hanno poco da spartire con quello che era
storicamente il chitarrone. Ci sono inoltre alcuni aspetti su cui
bisogna fare un compromesso e bisogna essere onesti su questo e
dire " Sì io faccio una certa cosa perché la
vuole il cliente"; oppure dire al cliente "no, sorry,
questo non lo faccio, non sono preparato perché è
antistorico, pensaci di nuovo".
Diciamo che tra le due posizioni si può trovare una forma
d'equilibrio, tra copiare in senso stretto e copiare in un modo
storico, che vuol riprodurre il modo di esercitare il suonare dei
liutisti antichi, il costruire le giuste dimensioni, il trovare
la giusta dimensione degli strumenti e l'incordare gli strumenti.
Quest'ultimo è poi un grosso problema e assolutamente fondamentale
perché ovviamente sul liuto, alla fine, ci devi mettere le
corde.
GF.: Peruffo dice che le corde stanno al liuto come la benzina al
motore di un'automobile.
ML.: Esatto! Devi progettare uno strumento in funzione delle corde.
Questo discorso, che è strettamente collegato con la tensione,
mi fa pensare che la tensione antica era diversa da quella moderna.
In definitiva, oggi noi non suoniamo su strumenti di dimensione
storica. Penso che sia un problema che i suonatori dovranno affrontare.
Oggi c'è inoltre la tendenza a incrementare via via la tensione:
quello che fa il costruttore è di mettere troppa tensione
sul piano armonico. Questo impedisce alla tavola di rispondere liberamente,
diventa troppo rigida e il suono diventa percussivo. Questo è
un problema tipico dei liuti barocchi. Infatti, se guardi la struttura
e l'incatenatura, sovente sono assai simili agli strumenti rinascimentali
ma con molte più corde.
Tutti questi problemi sono interconnessi poiché la cosa successiva
che si presenta è la corretta tecnica della mano destra.
Noi sappiamo che, a partire dal 1600 in avanti, la posizione della
mano era piuttosto vicino al ponticello e con il pollice esteso.
Puoi fare questo solo con corde di una certa tensione, altrimenti
sono troppo rigide e il suono orrendo. Tutte queste problematiche
messe assieme comportano che uno strumento storico, non solo un
liuto, sia parte di una scena storica complessa. La tecnica esecutiva,
la costruzione e il disegno, l'incordatura sono tutti aspetti impacchettati
assieme. I costruttori di una volta producevano uno strumento altamente
rifinito come lo voleva il suonatore; lo strumento di una volta
era perfettamente in grado di soddisfare il raggiungimento di un
obiettivo. Capire come uno strumento funzionava vuol dire prendere
in considerazione tutti questi fattori, non estrapolarne alcuni
che ci piacciono. A me da una forma di eccitazione riscoprire come
queste strane creazioni funzionavano; erano in funzione della musica.
GF.: Tu non hai mai due strumenti uguali? Ogni volta ripensi e progetti
di nuovo il liuto che fai?
ML.: Penso che i liutisti che conoscono bene i miei strumenti sarebbero
capaci di riconoscere alcune caratteristiche comuni in tutti i miei
liuti. Questo vale anche per altri liutai: spesso abbiamo un nostro
proprio stile indipendentemente dal modello. Non è una contraddizione
con quello che ho detto prima: è una cosa che ognuno dovrebbe
incoraggiare in se stesso, l'avere un proprio stile. E' importante
perché vuol dire cercare di migliorare il proprio lavoro.
Copiare e basta, seguendo le misure di una rilevazione, non produce
necessariamente uno strumento musicale di prima categoria. Non è
una critica ai costruttori antichi ma vuol dire che il tuo approccio
personale non è quello di un costruttore di strumenti musicali.
In altre parole l'approccio deve essere quello di un costruttore
individuale, non importa quanto ti basi su modelli storici; ci deve
essere l'impronta personale su come tratti il legno. Per esempio
potrebbe influenzare il suono l'ordine della sequenza di operazioni
necessarie a mettere a punto una tavola armonica. Io mi trovo nella
condizione di fare un 6 ordini e subito dopo un 13 ordini; questa
è una condizione di lavoro non storica. Anche il suonatore
di oggi peraltro si trova di fronte ad un'ampia varietà di
strumenti da fare e suonare. Questo è un altro grosso problema
per entrambi: come costruttore mi mette in difficoltà perché
rallenta la costruzione di strumenti via via che ho maggiore esperienza.
Se dovessi fare tutta la vita solo liuti a 7 ordini, mi costruirei
una maggiore esperienza molto più solida di quella che ho
cambiando modello continuamente.
GF.: Lo credi davvero? Dal mio punto di vista di suonatore, mi
ha dato molto più esperienza praticare il liuto rinascimentale,
il barocco, la musica del '500 e quella francese. Un'esperienza
generale dovrebbe permettere un approccio più profondo al
problema.
ML.: Capisco, ma ti potrei rispondere che tutto quello che impari
sul barocco è irrilevante se rapportato ad un brano di musica
rinascimentale giacché nessun compositore o suonatore rinascimentale
avrebbe potuto conoscere qualcosa di barocco. Tu puoi approfondire
la tua comprensione sotto l'aspetto umanistico, culturale o della
pura esperienza; ma dal punto di vista storico è piuttosto
negativo lavorare retrospettivamente; un monte di incomprensioni
nella pratica musicale nascono da questo. Mi spiego: ancora recentemente
in Inghilterra, una quantità di musica di Purcell è
stata suonata come se egli fosse un precursore di Haendel; questo
a portato ad una totale incomprensione di Purcell. Purcell è
la risultanza di quello che c'era prima, dei compositori del periodo
giacobino: non è un da valutare come se fosse un primo Haendel.
Spesso si sono fatte valutazioni musicali sbagliate e si sono usati
gli strumenti sbagliati proprio perché si pensa a Haendel.
Questo è il problema: quando affronti un periodo storico
hai solo quello che c'era prima. Bisogna ricordarselo.
GF.: Stai evidenziando un fortissimo retroterra musicale. Tra le
tue attività musicali hai anche insegnato liuto ad un corso
della Lute Society.
ML.: Sono solo un suonatore dilettante; una volta un cliente mi
disse che era un enorme beneficio che io suonassi. Perché
cos'è in fondo uno strumento musicale? E' un attrezzo per
il musicista, il mezzo con cui lui crea la sua arte. Il costruttore
deve assemblare questo attrezzo: è la tavolozza dei colori
di un pittore. L'arte del pittore non è la sua tavolozza;
senza la tavolozza però lui non può creare nulla.
In un certo senso il costruttore di strumenti è quello che
cerca di creare una tavolozza di colori: più colori ci sono
e di maggior contrasto, più nitido può essere il dettaglio
su cui il musicista può lavorare. Certo, penso che suonare
aiuti a comprendere queste cose: io suono il liuto, la viola da
gamba, il cembalo e l'organo poiché sono organista nella
chiesa locale; a volte dirigo il coro ma solo di tanto in tanto,
in occasione delle feste importanti. In Oxford ci sono diversi suonatori
di viola e ci troviamo regolarmente per suonare in consort. Ogni
tanto realizzo il continuo sulla tiorba: è un lavoro che
va avanti lentamente ma mi diverte molto. In fondo ho costruito
strumenti perché ho trovato eccitante la musica: ieri sera,
ad esempio, abbiamo letto musica per viola della fine del'500 mai
pubblicata. La musica antica è così: permette delle
scoperte.
GF.: Questa esperienza musicale non ti permetterebbe di far circolare
un liuto che suona poco
ML.: Io faccio sempre il mio meglio, ma soprattutto non do mai il
liuto al cliente appena è finito: come minimo lo tengo due
o tre settimane, tanto per vedere come si sistema. Anche dopo anni
di esperienza quando metto le corde per la prima volta è
un momento di grande tensione perché nel costruire ci sono
moltissime variabili; non siamo di fronte ad una scienza esatta
in cui puoi prevedere esattamente il risultato. Così metti
su le corde: lo strumento suona sempre in maniera orribile. Ne puoi
forse prevedere le potenzialità ma è sempre una delusione;
mi costringo a lasciarlo lì per un paio di giorni, al massimo
lo tengo accordato. Dopo due giorni suonerà molto meglio
anche se non è stato toccato. Non so perché ma succede.
Ma quando lo suoni, anche per una sola ora e mezza, puoi già
sentire la differenza.
GF.: Com'è attualmente la tua lista d'attesa?
ML.: Ad essere sincero non lo so nemmeno io. Io, come sai, prendo
solo i nomi e li metto in coda. Molti nel frattempo potrebbero cambiare
interesse sul liuto, a volte cambiano indirizzo: io scrivo sempre
dando la mia disponibilità un anno prima della costruzione.
Solo a quel punto so con una certa approssimazione cosa fare.
GF.: Il miei primi due liuti hanno avuto bisogno di dieci anni;
il terzo di quindici. Non posso immaginare quanto devo aspettare
se ne ordino uno ora.
ML.: A volte ai miei clienti dico: non siete nella mie lista, ma
in quella del Signore. E' un problema: non faccio liuti più
in fretta, al contrario di quello che si potrebbe pensare. Trent'anni
fa era abbastanza facile costruire un liuto; quindici anni fa era
già molto più complicato; oggi è quasi impossibile.
Più hai esperienza, più sei esigente sul tuo livello;
oggi mi è impossibile costruire un liuto perfetto. Lo strumento
migliore che ho fatto è sicuramente il prossimo. Comunque
ne faccio sei l'anno e quelli come te, che mi chiedono le decorazioni,
slittano nella mia lista d'attesa e aspettano di più. Comunque
non mi organizzo per tipologia di liuti; faccio quello che viene,
lavorando però su tre strumenti alla volta. Cerco di avere
però una sola sessione di verniciatura, perché ogni
mano deve asciugare un paio di giorni. Per asciugare, dato il clima
di queste parti, mi aiuto anche con la luce ultra violetta. Lavoro
anche sulle riparazioni, ma solo su quelle dei miei strumenti.
GF.: Hai allievi?
ML.: Non ho allievi o assistenti che mi aiutano; non ho segreti
particolare da nascondere ma avere qualcuno attorno di toglierebbe
la concentrazione. Il lavoro di ricerca che faccio è alla
fine un lavoro individuale, anche se incontro poi molte persone.
In generale il mondo dei costruttori di liuti è comunque
un mondo molto amichevole; noi comunichiamo molto e ci noi scambiamo
le esperienze. I liutai partecipano molto alle riunioni della Lute
Society insieme ai liutisti.
Ringrazio Lowe per la disponibilità mostratami e mi congedo
pensando ai prossimi dieci anni di attesa.
di Giorgio Ferraris, 2002, per
concessione de "Il Fronimo" (Il Fronimo, rivista di chitarra
fondata da Ruggero Chiesa, ed. Il Dialogo, Milano via Orti 14; www.fronimo.it)

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